Riapre Agnano.

Riapre Agnano. Una delle immagini più ricorrenti nelle menti di quanti, come il sottoscritto, hanno frequentato l’ippodromo di via Raffaele Ruggiero fin dagli anni 70’ è quella che ritrae il povero Giovanni Fagioli uscire di corsa dalla segreteria e rincorrere noi ragazzini, minacciandoci di farci arrestare, che simulavamo, nel tondino di presentazione del galoppo, le corse che quasi contemporaneamente si svolgevano in pista, a pochi metri. Quando era il turno del galoppo ci spostavamo in un altro tondino, dove potevamo dar sfogo alla nostra fantasia ippica.

Di quel folto gruppo di giovanissimi, in pochi sono usciti completamente dall’ambiente, la passione per il cavallo e per le corse ci era stata tramandata dai nostri genitori ed era destinata a diventare parte integrante della nostra vita: Fernando Jovine, Lele Bietolini, Massimo Pignatelli, Gennaro Scherillo, Francesco Castelluccio e tanti altri, chi più e chi meno, hanno avuto successo dall’  “altro lato“, dove sognavano di arrivare da grandi, altri hanno intrapreso carriere diverse ma mantenendo comunque un “cordone ombelicale“ con le corse dei cavalli perché lo imponevano le origini, l’amore infantile mai tramontato, quella passione che ci ha portato all’ippodromo anche quando abbiamo dovuto accontentarci di seguire le corse dall’ufficio di zio Salvio, uno dei pochi ambienti ancora accoglienti nel complesso napoletano, trasformato in un museo ippico e, per esigenza, in un sito di discussione trottistica. Perché accontentarsi? Perché voleva dire continuare a vedere le corse sulle piste che ci avevano appassionato, coinvolto ed entusiasmato fin dagli inizi. Queste considerazioni, purtroppo, sono destinate solo a coloro che hanno la mia età: il ricordo dei tempi che furono, l'amore per questo sport, e l'indifferenza dei giovani per il mondo dei cavalli perché non hanno potuto godere di quelle magiche attrazioni e di quelle forti emozioni che hanno accompagnato "noi" ad appassionarci.
Fino a ieri, pensavo a quelli che non ci sono più e non hanno assistito alla fine dell'ippica italiana evitandosi così un immenso dolore: a Franco Cervone, Antonio d'Angelo, Antonio Luise, ai fratelli Jemma ed ancora il conte Matarazzo, a Genesio Sodano, a Totonno Esposito e ad Antonio Penzivecchia.
Stamane invece mi sono svegliato con una grande certezza. Sono state le anime di quei Signori a dare  coraggio e speranza ai partecipanti all’iniziativa per l’acquisizione e la riapertura dell'ippodromo d’Agnano,  speranza che lo Stato si accorga di loro e diano un impulso determinante alla ripresa dell’ippica napoletana e nazionale.
Chiudo con l'augurio che in tempi brevi ci siano degli uomini altrettanto coraggiosi che trovino la forza di riportare il trotto a Milano ed a Roma.

Emilio Migliaccio

Ultima modifica il Sabato, 12 Aprile 2014 13:03